UIL Poste: il nuovo modello di servizio di Poste Italiane è una deriva senza visione

Negli ultimi mesi Poste Italiane ha accelerato sull’attuazione del cosiddetto Nuovo Modello di Servizio, presentato come un passo decisivo verso l’efficienza e la modernità. Ma dietro le parole d’ordine aziendali emergono realtà ben più complesse: carenze di personale, pressioni commerciali crescenti, strumenti digitali introdotti senza garanzie e una gestione superficiale che continua a minare la serenità dei lavoratori. 

Durante l’ultima riunione del 3 novembre, UIL Poste ha denunciato con forza i rischi di un sistema che sembra correre più veloce della ragione. Le innovazioni vengono calate dall’alto, senza confronto e senza un reale piano di lungo periodo, in un contesto dove i consulenti commerciali si trovano sempre più soli, sovraccarichi e privi di strumenti adeguati per affrontare responsabilità crescenti.

Un ruolo strategico lasciato senza tutele

Il cuore del problema è la figura del Consulente Commerciale, che dovrebbe essere protagonista del nuovo corso aziendale ma che, nei fatti, continua a lavorare in condizioni di forte stress e con obiettivi spesso irraggiungibili. 
Le carenze di organico sono ormai croniche: nel solo comparto SCF mancano centinaia di unità, segno di una pianificazione disattenta e di un modello organizzativo costruito più per rispondere a urgenze contingenti che per garantire equilibrio e sostenibilità. 

L’aumento dei carichi di lavoro e delle responsabilità, unito a una formazione insufficiente, sta producendo un logoramento evidente. Il risultato è un clima di frustrazione diffusa, con lavoratrici e lavoratori costretti a sostenere pressioni sempre più elevate in un contesto privo di valorizzazione reale.

L’intelligenza artificiale senza controllo

Tra gli elementi che destano maggiore preoccupazione c’è l’uso dell’intelligenza artificiale nella consulenza e nella gestione dei processi commerciali. 
La tecnologia, se non adeguatamente supervisionata, può generare errori, suggerimenti fuorvianti e automatismi che sostituiscono il giudizio umano anziché supportarlo. L’AI, in assenza di un controllo accurato, rischia di diventare un elemento di vulnerabilità, soprattutto in ambiti delicati come la consulenza finanziaria o la gestione dei rapporti con la clientela. 

UIL Poste ritiene inaccettabile che strumenti così sensibili vengano introdotti senza prima garantire regole chiare, formazione approfondita e responsabilità definite. L’innovazione deve essere un alleato del lavoro, non un fattore di rischio che amplifica la confusione e scarica sugli operatori le conseguenze di errori di sistema.

Chiavi meccatroniche e sicurezza: un confine pericoloso

Altro nodo critico è rappresentato dalla distribuzione delle chiavi meccatroniche, destinate a consentire l’apertura di un numero indefinito di uffici e sportelli. 
Dietro l’apparente modernizzazione si nascondono questioni serie di sicurezza, privacy e responsabilità. L’assenza di trasparenza su chi ne sarà effettivamente responsabile, unita al rischio di controlli a distanza, apre scenari di incertezza che non possono essere accettati. 

Non è pensabile che un lavoratore debba farsi carico di nuovi obblighi e rischi senza adeguate garanzie, senza la possibilità di rifiutare una reggenza o un incarico aggiuntivo, e senza chiarezza sulle tutele previste in caso di eventuali problemi. È necessario stabilire limiti precisi, regole certe e soprattutto un principio di volontarietà che metta al centro la sicurezza e la dignità personale.

Formazione ridotta e responsabilità amplificate

Un’altra criticità riguarda la formazione. I corsi programmati, spesso della durata di pochi minuti, non sono minimamente sufficienti a fornire competenze solide su temi complessi come l’Adeguata Verifica o la consulenza evoluta. 
In questo modo si chiede ai lavoratori di assumere ruoli sempre più tecnici e delicati senza il tempo necessario per assimilare procedure, normative e responsabilità operative. 

Questa superficialità formativa non solo mette a rischio l’efficienza del servizio, ma espone i lavoratori a errori involontari che possono avere conseguenze disciplinari o addirittura legali. Serve una formazione vera, continua e costruita sul campo, non un adempimento burocratico volto a coprire esigenze statistiche.

Incentivi commerciali: un sistema da rifondare

Già da mesi UIL Poste aveva richiamato l’attenzione sull’opacità del sistema di incentivazione commerciale. Gli obiettivi vengono assegnati con criteri poco chiari, modificati in corso d’opera o addirittura resi irraggiungibili. 
Le variazioni continue nei parametri di valutazione e nei bonus hanno prodotto anche conseguenze fiscali, con ritenute errate e successivi recuperi da parte dell’Azienda che penalizzano i lavoratori. 

Un meccanismo che, anziché motivare, genera sfiducia e demoralizzazione. È necessario riportare la gestione degli incentivi in un contesto di trasparenza, eticità e correttezza interpretativa, restituendo credibilità a uno strumento che dovrebbe premiare l’impegno e non diventare una fonte di stress.

Un sindacato che non si presta al gioco delle apparenze

UIL Poste respinge con fermezza un modo di agire che antepone le esigenze aziendali al benessere delle persone. 
Il sindacato non accetta la logica del “fare in fretta” a scapito della qualità, né quella di un consenso costruito sull’emergenza. Non basta qualche annuncio di assunzione o una manciata di misure tampone per sanare le ferite aperte da scelte organizzative sbagliate. 

Serve una visione, un progetto di lungo periodo che rimetta al centro la persona, la professionalità e la sicurezza. Le riorganizzazioni non possono essere imposte, ma devono essere il frutto di un dialogo vero, partecipato e rispettoso dei ruoli.

Lavoro, sicurezza e dignità: tre valori non negoziabili

Le criticità emerse — dall’uso dell’AI alle chiavi meccatroniche, fino ai sistemi di incentivazione e alla formazione — hanno un denominatore comune: la mancanza di sicurezza, chiarezza e rispetto per chi ogni giorno tiene in piedi il servizio postale. 
UIL Poste ribadisce che non accetterà accordi che peggiorano le condizioni di lavoro, né compromessi che scambiano la salute e la serenità dei lavoratori per qualche numero da esibire nei report aziendali. 

Il futuro non può essere costruito sull’incertezza e sulla paura. Deve poggiare su basi solide: organici adeguati, formazione vera, strumenti sicuri e partecipazione sindacale alle scelte strategiche. Solo così sarà possibile parlare di innovazione sostenibile e di progresso condiviso.

Ritrovare il senso del cambiamento

Il cambiamento non è di per sé un male, ma lo diventa quando perde il suo scopo. 
Innovare significa migliorare la vita delle persone, non complicarla. Significa dare valore al lavoro, non renderlo invisibile dietro un algoritmo. 

UIL Poste continuerà a battersi perché il progresso non diventi una parola vuota e perché il modello di servizio del futuro sia davvero umano, sostenibile e giusto. 
Perché solo dove il lavoro è rispettato, anche la modernità può avere un senso.

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